LA TRAVERSATA INTEGRALE DELLE OROBIE IN SCI E SNOWBOARD

LA TRAVERSATA INTEGRALE DELLE OROBIE IN SCI E SNOWBOARD

Vi proponiamo un racconto/intervista a Stefano Bolis, Jacopo Gregori, Massimiliano Gerosa, Silvia Favaro e Paolo Riboldi che lo scorso Marzo 2019 hanno compiuto la sesta ripetizione della Traversata integrale delle Orobie in sci e snowboard in completa autonomia.

COME E’ NATA L’IDEA

Il tracciato della Traversata delle Orobie dal Pizzo dei 3 Signori fino all’Aprica per un totale di 134 Km e 12600m D+/12900m D-

L’idea originale di questa traversata è nata nel 1983 per festeggiare il 15esimo anniversario della fondazione del corpo istruttori della scuola di Scialpinismo Nazionale del CAI di Lecco, con punto di partenza Lecco e arrivo a Madonna di Campiglio. Un tour suddiviso in 20 tappe e 7/8 pattuglie che si sarebbero date il cambio, tipo staffetta. Per diversi motivi organizzativi l’idea non si concretizzò. Nel 1993, anno del 25esimo anniversario, Stefano Bolis entrò a far parte dell’organico degli istruttori e la proposta della traversata era sempre li che aspettava qualche volonteroso e audace scialpinista.

Questo progetto è rimasto per anni una questione irrisolta per la scuola. Quando si è iniziò a pensare le attività per i festeggiamenti del il 50° anniversario, ripensare a questa traversata è stato d’obbligo. L’idea iniziale fu rivista e prevedeva di provare, con un gruppo ristretto di istruttori, di percorrere La Traversata da Lecco all’Aprica. Un percorso abbreviato rispetto all’idea originale del 1983 ma con un unico gruppo, che avrebbe eliminato tutte le problematiche organizzative che comporta un sistema a staffetta. Di contro ci sarebbe stata una minore partecipazione di tutti i componenti della scuola, che comunque avremmo dovuto coinvolgere in altro modo.

In cima al Pizzo dei 3 signori, la prima cima della lunga Traversata

IL RACCONTO di Stefano Bolis

Siamo qui al Pirata in Val Tartano. Tre giorni sono passati e ormai il rodaggio lo abbiamo fatto. Questi tre giorni hanno modificato radicalmente le aspettative di tutti. Prima della partenza, avevamo messo in conto di portare gli sci in spalla il meno possibile e di andare finché ci sarebbero state delle condizioni accettabili. Il primo giorno salendo il Pizzo dei Tre Signori, come per segnare il punto di partenza, avevamo scelto l’itinerario estivo da Pescegallo in quanto era pressoché l’unico sciabile. Alla fine accompagnati da Paolo Veronelli abbiamo fatto una bella gita su firn primaverile. Neve sciabile dai 1500 ai 2000/2200, sopra il vento ha fatto disastri, i pendii sono alquanto erosi e cosparsi a tratti di neve pallottolare causate dalle ultime brevi perturbazioni temporalesche.

Domenica 16 Marzo partiamo per la classica gita Orobica, Ponteranica Orientale da Pescegallo. Se la prima giornata ci aveva chiarito le condizioni nivo-meteo, la seconda invece è stata un po’ l’inizio della svolta.  Era partita come la precedente con l’aggiunta di qualche decina di scialpinisti sul tracciato. La classica della Val Gerola era in condizioni sufficienti, neve dura, da rampanti, bella giornata con temperatura gradevole. Tanti amici sul percorso sapevamo che al colletto avremmo lasciato il sentiero sicuro per avventurarci su valli e pendii per noi nuovi, ma non immaginavamo che all’ appuntamento venisse anche il brutto tempo. Dopo il colletto, versante Sud Est neve solo nei canali e nelle zone convesse, per il resto,  erba e sassi. Max si gira “io vado giù a vedere…aspetta”. Discesa complicata, primi 200 mt sci in spalla e ramponi, per il resto sempre con sci ai piedi su neve dura ma meno fredda del giorno precedente. Riusciamo ad arrivare al Lago di Valmora e ripellando un 150 mt al Rifugio Passo San Marco. Cena gradevole e ancora lenzuola e doccia calda, la notte poi ci aspetta il regalo: una discreta nevicata, praticamente la prima un po’ seria dell’inverno.

Al mattino fuori dal rifugio il sole splende, il vento soffia e la neve è tutta accumulata, i pendii verso il passo sono il classico bianco splendente con ciuffi e cespugli ghiacciati affioranti, la strada con creste di neve da un metro e oltre, saliamo incappucciati. Dopo il Passo San Marco, torniamo sul versante Valtellinese, qui le condizioni cambiano ancora, la neve si presenta come un manto omogeneo spettacolare formato da grossi cristalli freddi, guardando verso il fondovalle, intuiamo che la copertura nevosa arriva sotto i 1000 mt di quota. Questo passo sarà solo il primo di 6 passi e colletti, che andremo ad affrontare durante la giornata. Un saliscendi per valli con pendii in cui orientarsi e soprattutto divertirsi. In totale 1700 mt. di discesa in 40 cm di polvere.

Studiando le prossime tappe alla Baita Val Cervia – Foto Silvia Favaro

Qui al Pirata è davvero un posto rilassante, Paolo si prepara per scendere, il lavoro lo chiama, ma tra tre giorni ci raggiungerà, nel frattempo Silvia da il cambio, chiuso il suo rifugio ora è dei nostri. Facciamo battute sul fatto che questa sarà l’ultima notte confortevole, poi sacco a pelo e fornelletto entreranno nell’uso quotidiano. Per i prossimi giorni saremo isolati. Abbiamo intenzione di seguire il percorso stabilito che attraversando 6 valli delle orobie valtellinesi, ci porterà al Rifugio Mambretti zona conosciuta e pernottamento confortevole. Per tutti noi è una zona nuova. Le valli che si attraversano sono difficilmente raggiungibili dal fondo valle, troppo sarebbe il tragitto per poco dislivello, traversarle come abbiamo fatto noi è sicuramente il modo migliore di percorrerle anche sotto il profilo sciistico. Valle Madre, Val Cervia con in mezzo la salita del Monte Toro, Valle del Livrio col Lago del Plublino, Val Venina, Val d’Ambria e Val Vedello è stato il nostro percorso.

Il primo pernottamento in Val Cervia in un baitello costruito giusto per noi quattro e il secondo al Bivacco Cigola in Val D’Ambria. La Val Cervia sovrastata a Nord dal Monte Toro a destra e il Corno Stella a sinistra dal lato opposto, incastonato nella V della valle, spiccava il Monte Disgrazia. In Val D’Ambria al Cigola, Bivacco adibito a malga un po’ malmesso, sovrastato a nord dal Pizzo del Diavolo di Tenda e sul lato opposto il Disgrazia era stato sostituito dal Gruppo del Bernina. Due serate spettacolari in pieno isolamento con una vista che ripagava lo sforzo quotidiano. Salite mattutine su pendii esposti ed ovest e discese ad est con neve sempre bella, Max segna una traccia sempre perfetta, ogni colletto che passiamo è sempre una valle nuova, mai vista. Greg sfodera la cartina ci si guarda indietro a cercare le tracce poi avanti a cercare il prossimo passo. Il tragitto segue a grandi linee la “Gran Via delle Orobie”, alcuni passaggi non sempre sono evidenti, come l’attraversamento della Val Venina, da intuire, e il canale incassato sotto la spettacolare Nord del Pizzo del Salto. Alla Diga di Scais avevamo lasciato dei rifornimenti, soprattutto le birrette refrigeranti insieme al cibo e del buon vino.

Dopo la faticosa risalita al Rifugio Mambretti, causata dall’impegnativo zaino e un fastidioso zoccolo, ci godiamo le provviste, la sera arriva presto e la stellata rimane indimenticabile. Prima di addormentarci, i pensieri vanno ai prossimi due giorni che saranno quelli tecnicamente più impegnativi, e così sono stati. Arrivare al Rifugio Curò, ci ha messo alla prova. Il tracciato studiato da mesi, ci ha portato a valicare il Passo Porola, il passo Coca e la Bocchetta dei Camosci, quello che abbiamo trovato, è un percorso tecnicamente completo.

Silvia Favaro in un passaggio esposto al passo Porola – Foto Jacopo Gregori

Oltre alle pendenze e all’esposizione sempre sostenuta, abbiamo avuto a che fare con i continui cambi. Eravamo abituati a togliere e mettere le pelli più volte al giorno, ma era la prima volta che ci capitava farlo per più di 10 volte calcolando anche l’utilizzo dei ramponi. A metà il pernottamento al Bivacco Corti a 2500mt è stato il punto più alto in cui abbiamo dormito. Al Rifugio Curò , nel locale invernale ci raggiunge anche Paolo che liberatosi dagli impegni di lavoro è tornato operativo.  Il passaggio del Porola e quello che traversa dal versante Nord al Sud del Coca sono stati fatti, ormai manca veramente poco all’Aprica. Ci arriviamo con due tappe; la prima, la più lunga di tutta la traversata, ci porta fino al Malga di Campo in Val Belviso, dove passiamo la notte in un bivacco di fortuna. L’ultimo giorno partiamo sci in spalla direzione Lago di Pisa e Colletto del Telenek. Saliamo al Monte Nembra dove ci aspetta la spettacolare ultima discesa che attraverso la Valle del Latte fino alla mulatiera che porta agli impianti della Magnolta. Arriviamo in cima agli impianti Lunedì alle 11.30, ci manca solo la discesa su neve battuta, tipo bigliardo, fino all’Aprica che percorriamo a tutta senza soste. Ora siamo arrivati, la felicità è incontenibile…..ce l’abbiamo fatta.

Il brindisi di arrivo all’Aprica – foto Buzzi

LE DOMANDE DI SKIPLACE.IT DIRETTAMENTE AI PROTAGONISTI.

Abbiamo incontrato di persona Stefano, Jacopo, Massimiliano, Silvia e Paolo per cercare di capire meglio cosa ha spinto questo gruppo cosi unito a intraprendere un viaggio che oserei definire “fuori moda” e anche per capire un pò i loro gusti personali legati al mondo dello sci.

Tutti insieme riuniti intorno al fuoco. Foto Massimiliano Gerosa

Domanda di rito: Presentatevi

Stefano: Abito a Galbiate (LC), 54 anni e verso fino anni 80 tramite amici ho conosciuto una compagnia nuova tornando da militare che si erano iscritti al corso di scialpinismo al CAI di Lecco e andando ad una gita come aggregato sono stato trascinato dentro dai due istruttori ( LOZZA E BONACCINA) e da allora ho iniziato il percorso all’interno del cai fino ad oggi.

Jacopo: Ho 29 anni e sono di lecco e frequento la montagna a 360° e ho una grande passione per le gare di skyrunning.

Silvia: 38 anni, originaria della Brianza e ho vissuto per parecchi anni a Lecco. Da poco mi sono trasferita in Val Camonica con il mio compagno anche lui appassionato scialpinista.

Paolo: Da Monza e mi definisco un cicloalpinista. Mi sono avvicinato al mondo dello snowalpinismo dato che in inverno la bici difficilmente si riesce ad usare.

Che ruolo ricopri in ambito CAI? Che % occupa lo sci nella tua vita in montagna?

Stefano: Istruttore Nazionale di Alpinismo e Scialpinismo. Lo sci non rappresenta una % fissa nella mia vita in montagna. Le mie attività spaziano dall’ arrampicata alle cascate fino appunto allo scialpinismo cercando di ottimizzare i momenti liberi con il tempo bello. L’importante è sempre andare e legarsi con le persone giuste, soprattutto a fare scialpinismo.

Jacopo: Ho frequentato i corsi per diventare istruttore sezionale e svolgo questo ruolo da 2 anni. Ho iniziato fin da bambino a sciare e quindi lo scialpinismo è l’attività che prediligo e pratico di più.

Silvia: Sono una istruttrice regionale e pratico maggiormente scialpinismo e arrampicata.

Paolo: Sono nella scuola da due anni e da un anno sono istruttore sezionale. Pratico da poco scialpinismo e mi sono approcciato a questo mondo con la tavola da snowboard prima con le ciaspole e poi con la splitboard.

Come avete pianificato il giro e quali sono state le maggiori difficoltà?

Stefano: Sicuramente scegliere il periodo per prendere le ferie,il meteo e sperare che a priori sia un anno nevoso con accumuli anche a basse quote. Dopo avere ricevuto l’ok da Massimiliano Gerosa ( il primo a dire di si nel gruppo) abbiamo iniziato a luglio 2018 a studiare il percorso a grandi linee. Sicuramente una cosa difficile è stato calcolare l’orario per arrivare sui pendii al momento giusto dato che, la parte centrale, si svolge su pendii in salita ad ovest e in discesa ad est che a marzo possono già presentare neve marcia nelle prime ore del mattino e neve marcia in salita al pomeriggio quando il sole gira. La zona più tecnica e sulla quale avevamo più dubbi è stata quella dal rifugio Mambretti alla val Arigna per il passo Porola. Abbiamo voluto prediligere in quasi tutta la traversata la parte valtellinese della traversata tranne nel nella parte del coca che siamo stati sul lato bergamasco perchè se no dalla val d Arigna dovevamo fare il canalone della Malgina che in primavera può risultare pericoloso se affrontato ad un orario non corretto.

Jacopo: La difficoltà maggiore è stata preparare il materiale, limando il superfluo. Per fortuna non abbiamo mai avuto intoppi. L’unica cosa superflua che non abbiamo mai usato è stato il materassino.

Silvia: Purtroppo per questioni lavorative non sono riuscita a fare il giro integrale. Sono partita da Tartano fino all’Aprica. Mi era già capitato di fare attraversate cosi lunghe ma non in autonomia quindi le difficoltà maggiori sono legate al fatto di avere uno zaino pesante e dormire in posti scomodi. Tuttavia essendo l’unica donna del gruppo sono anche stata coccolata nei momenti più duri come fare traccia o quando c’era da portare un peso extra.

Paolo: Sicuramente ho avuto diversi dubbi sulle mie capacità vista la mia poca esperienza con lo scialpinismo. Inoltre avere una splitboard al posto degli sci richiede un dispendio energetico superiore sia per il peso e l’ingombro dei materiali sia per i vari cambi di assetto durante la traversata. Anche io come Silvia non ho partecipato alla traversata integrale ma ho fatto le prime 3 tappe fino a Tartano e poi ho raggiunto il gruppo al Rifugio Curò per le ultime 3 fino all’Aprica.

Avevate già percorso parte degli itinerari singolarmente o è stato un giro del tutto nuovo?

Stefano: Personalmente avevo già fatto diversi itinerari presenti nel giro, ma essendo una traversata ti muovi più in “orizzontale” che in “verticale” quindi le singole gite ci hanno aiutato più di tanto a livello di programmazione. La vera sfida è stata scegliere il periodo in cui andare e anche un pò “farselo andare bene” con la materia prima che c’era.

Jacopo: ero già stato in Val Gerola, Val Tartano e Val d’Arigna. La parte più interna tipo dalla Val Cervia e la Val Madre rimangono più isolate e difficili da raggiungere in giornata.

Silvia: Essendo le montagne di casa avevo già percorsi alcuni tratti della traversata

Paolo: Non avendole mai frequentato posso dire che è stato un giro del tutto nuovo.

Qual è il tuo rapporto con le Orobie?

Stefano: Sicuramente per noi lecchesi le Orobie e le Retiche sono il nostro parco giochi per lo scialpinismo e quindi sono estremamente legato a questi posti. La traversata è stata una conseguenza logica dovuta ad una alta frequentazione delle valli orobiche per le singole gite invernali e primaverili. Sono convinto che arriverebbe da tutto il mondo la gente a fare scialpinismo nelle Orobie se fossero più conosciute soprattutto sul lato Valtellinese.

Jacopo: Sono le montagne di case quindi ci vado spesso e volentieri.

Silvia: Le Orobie le ho frequentate parecchio sia durante i corsi sia durante il tempo libero. Ho avuto il piacere di fare quasi tutte le gite principali come il Pizzo Porola, il Redorta, il Pizzo degli Uomini. E’ proprio un ambiente che mi piace e che sento mio.

Paolo: Fino a qualche anni fa le ho sempre lasciate un po perdere e le chiamavo “Obrobrie”. Sono entrate nella mia vita da scialpinista solo ultimamente, soprattutto per ritrovare un po il fascino del silenzio e della solitudine che in altre gite viene meno a causa della fila di persone che si incontra.

Cosa c’era nei vostri zaini? avevate una traccia GPS?

Gruppo: Nello zaino avevamo: kit AP.S.( ovviamente l’Artva era indossato) sacco a pelo, materassino, una corda in 4 (40m), imbrago, picca,casco,ramponi, 2 fornelletti, frontale, powerbank per le ricariche, una cartina 1:25000,1 GPS,i vari cambi di vestiti. Tenevamo un intimo asciutto per la notte nella speranza che quelli per il giorno asciugavano. E poi piumino, guscio guanti ( anche di scorta) berrette e fasce. Circa 18 kg di zaino senza contare il peso degli sci. Abbiamo lasciato dei rifornimenti di viveri in val Tartano( che dista 3 giorni dalla partenza) e alla diga di Scais ( altri 3 giorni di marcia da Tartano) Avevamo la traccia costruita con il software Okmap ma abbiamo cercato di usarla il meno possibili. L’aspetto etico di come fare il giro cercando di usare meno possibili aiuti esterni e tecnologici è stato per noi fondamentale

Che set up sci/scarpone/attacco avete usato?

Stefano: Ho portato un paio di sci usato il più possibile perchè con le poche nevicate di quest’inverno c’era il rischio di prendere qualche pietra date le quote basse. Avevo un paio di Dynastar Altitrail Powder, dynafit tlt speed e scarponi Atomic Backland. Nella tappa dal bivacco corti al rifugio Curò abbiamo fatto 15 cambi d’assetto e sciavo in discesa senza mettere il linguettone dentro.

Jacopo: Ho tenuto la mia solita attrezzatura quindi sci Skitrab attacchino dynafit tlt e scarpone Dynafit tlt6.

Silvia: Ho due set up uno per l’inverno e uno per le gite primaverili. Per l’attraversata ho utilizzato un Dynafit Brod peak 157cm con attacchino Dynafit.

Paolo: Ho usato una splitboard della Rossignol Magtek con attacchi Plum che si sono rotti prima di partire e per fortuna ho recuperato un paio di Union in plastica dove ho notato che sotto plastica tende a formarsi meno ghiaccio che su quelli in metallo, scarponi Fitwell.

Al giorno d’oggi tutti sono focalizzati in viaggi all’estero per la ricerca dello “ski sauvage”. Secondo te nelle Alpi è ancora possibile trovare posti selvaggi e poco frequentati?

Stefano: Dall’aprica basta che vai 10 minuti oltre le strade battute e ti ritrovi nel “Borneo” e cosi è quasi per tutte le valli Orobiche. Se mi metto li a pensare in Lombardia posso tirartene fuori 5/6 di queste avventure, a patto di accettare un pò di sano “ravanaggio”. Molte spedizioni le vedo un pò come un qualcosa con altri fini spesso commerciali.

Jacopo: Sono molto giovane e mi piacerebbe prima scoprire quello che ho intorno. Non è necessario andare dall’altra parte del mondo per fare un viaggio significativo.

Silvia: Amo molto le traversate e i giri ad anello. Molto più che le singole gite dove sali e scendi dallo stesso itinerario. Le Alpi sono un terreno che si presta tantissimo alle traversate e quindi non sento la necessità per ora di muovermi verso l’estero.

Paolo: Scoprire posti nuovi in posti che in teoria dovresti conoscere, perchè sono le tue montagne di casa, è qualcosa di veramente affascinante e che vale la pena provare senza andare troppo lontano. Dal passo San Marco fino alla fine della traversata non abbiamo incontrato anima via. Spettacolare.

La tua top 5 personale di Scialpinistiche nelle Alpi?

Stefano: Pizzo Porola, Piz Soliva, Piz Cavrin, e ci metto anche il Piz Torena. Queste cime che sono tutte osa, meritano una settimana bianca di ferie. Inoltre il Pizzo Scalino dalla Val Poschiavo è una vera chicca.

Jacopo: Il Gran Zebrù dal canale delle Pale Rosse, Il mont Velan fatto con il corso SA2 e la Cima Piazzi per una fatica tremenda in salita con uno zoccolo sotto le pelli pesantissimo ma che in discesa ci ha regalato uno sciata strepitosa, l’Adamello e il canale Nord del Pizzo della Margna che è stata la mia prima esperienza in un canale ripido.

Silvia: Il Piz Redorta al corso SA2 sciata fotonica, il Gran Combin de Valsorey salendo dalla parete Nord/Ovest e poi concatenando anche la cima del Combin de Grafeneire e del Combin de Tsessette , la Cima Viola e Monte Fumo in Adamello.

Paolo: La prima gita in val Gerola in ciaspole con una neve fotonica, il Velan con Jacopo all’SA2, la Granta Parei in val di Rhem sempre con l’SA2.

La montagna che ancora ti manca da sciare.

Stefano: Non c’è una cima ma è un isola Antartica a sud delle isole Falkland. Oltre a questa isola non sono però molto attirato dall’extraeuropeo con tutto quello che abbiamo qui da fare sulle Alpi, ma non ho una cima in particolare. Per l’arrampicata personalmente sono attratto dal nome della via, se è una Cassin, una Bonatti e cosa c’è dietro la via mentre nello scialpinismo per me l’importante è il viaggio, con chi lo faccio e la qualità della sciata al di là del nome del posto dove sto sciando.

Jacopo: Il Piz Platta che ci è sfuggito per due volte di fila e la traversata dal Maloja fino a Zernez.

Silvia: La cima Brenta, il Carrè Alto con la discesa in val Borzago e il Dom des Mischabel, la cima più alta interamente in territorio Svizzero.

Paolo: Il disgrazia che è qua vicino ma è due anni che mi sfugge.

LA TRAVERSATA DELLE OROBIE IN NUMERI

Stefano Bolis in direzione della Bocchetta dei Camosci, sullo sfondo i canali Est del Redorta e Cima di Scais. – Foto Massimiliano Gerosa.

La Traversata delle Orobie è stata svolta in 10 giorni partendo da Pescegallo (Val Gerola) e arrivando all’abitato di Aprica (SO) dopo aver toccato 4 province ( Lecco,Sondrio,Brescia,Bergamo) per un totale di 134 km, 12600 di Dislivello positivo e 12900m di Dislivello negativo

Per gentile concessione di Stefano, Jacopo, Massimiliano, Silvia e Paolo pubblichiamo i dettagli delle singole tappe con partenza/arrivo, km di sviluppo e dislivello positivo e negativo D+/D-.

Verso il passo di Coca – Foto Silvia Favaro

La Galleria completa della traversate delle Orobie in sci e snowboard

Stefano, Jacopo, Massimiliano, Silvia e Paolo ringraziano per il materiale fornito: Sport Specialist e Camp.

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